Uno dei miei compiti in quanto scrittore è quello di assalire le vostre emozioni e forse di aggredirvi...
Postato il lunedì, 26 maggio 2008 alle 11:46 - Permalink - Categoria: libri -trama-

 

Duma Key è il nuovo libro di Stephen king che potete già trovare in libreria.

Il libro narra le vicende di Edgar Freemantle, un uomo che in poco tempo perde un braccio a causa di un incidente e di conseguenza viene abbandonato dalla moglie. Seguendo il consiglio del suo terapeuta, Edgar decide di trasferirsi in Florida, attratto da una località poco turistica che si chiama Duma Key. Non è che una striscia di terreno, tra palme e una spiaggia deserta, frequentata solo dai pochi abitanti del luogo: perfetta, secondo lui, per ritrovare la serenità di cui ha un disperato bisogno. La proprietaria di tutti gli appartamenti è Elizabeth, anziana donna che una volta era patrona delle belle arti. Incoraggiato da sua figlia, Freemantle riscopre una vecchia passione: la pittura. Non gli ci vuole molto però a capire che c’è qualcosa di terrificante nei suoi quadri: diventano macabre profezie, capaci di togliere la vita a chi li acquista. Edgar dovrà quindi capire qual è il mistero che avvolge Duma Key, fonte dei suoi guai,
e il ruolo di Elizabeth e delle sue gemelle scomparse.


Ora non ci resta che apri questa ennesima porta creata da king per portaci in un'altro dei suoi viaggi oltre i cofini della realtà, tra misteri, incubi e sangue. Cosa fate venite con me?
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Prisonmind
Postato il lunedì, 26 maggio 2008 alle 10:23 - Permalink - Categoria: citazioni, recensione, libri -trama-
Lisey Landon, moglie del celebre scrittore Scott Landon, deceduto due anni prima, dopo questo tempo ritrova il coraggio di entrare nello studio del marito per mettere ordine tra i documenti e cose accumulate nel corso dei venticinque anni di matrimonio, e dare ai fan ( gli Incuk come li chiama lei), quello che tanto bramano di avere: manoscritti inediti, documenti e raccolte appartenute allo scrittore. Così Lisey si ritrova ad affrontare problematiche come: un fan folle di nome Dooley, Amanda, la sorella autolesionista, per affrontare i problemi che incombono su di lei deve fare i conti con il passato e i demoni che hanno perseguitato Scott nelle lunghe notti insonni. C'è una forza e un legame che li ha uniti sempre anche ora che lui non c'è più.

citazione:
«Tu mi ami lungo tutto il giro dell’equatore e non solo per qualche storia che scrivo. Quando la tua porta si chiude e il mondo resta fuori, noi siamo occhi negli occhi.»

Recensione : All'inizio ho fatto un pò fatica ad entrare nella storia, ma dopo qualche pagina sono stata rapita da questa bellissima storia d'amore, c'è tenerezza, complicità tra i due, Scott e Lisey, che si amano per venticinque anni, e affrontano tutto insieme, i fantasmi del passato di Scott, il successo, il dramma di non poter avere figli e le problematiche di Amanda la sorella di Lisey. Questo è amore allo stato puro, mi è piaciuto in particolar modo il linguaggio segreto e meraviglioso con il quale comunicano i due, (grazie anche a Tullio Dobner il traduttore, considerato ormai l'ater ego di King).
Questo libro ha un pizzico di autobiografia : l'alcolismo, la polmonite, l'amore per sua moglie Tabhita, come del resto ho potuto notare in molti altri suoi libri, collocando anche in questo suo capolavoro un mondo parallelo che ritroviamo in : La lunga marcia, Il talismano,  Insomnia.
Vi suggerisco di leggerlo a chi non l'avesse ancora fatto, perchè ne vale veramente la pena, questo è un BOOL... un BOOL d'amore.
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Prisonmind
Postato il lunedì, 18 febbraio 2008 alle 06:48 - Permalink - Categoria: libri -trama-
  Wallpaper
All'inizio del libro, ambientato nel 1985, il marito di Rose Madder, Norman, la picchia mentre è incinta di quattro mesi, causandole un aborto. Rose immagina per un attimo di scappare da casa ma rinuncia all'idea: Norman è un poliziotto, ed è bravo nel rintracciare le persone. Ha anche un temperamento violento ed è stato recentemente accusato di aver picchiato un'afro-americana di nome Wendy Yarrow. Il processo e la commissione di Affari Interni lo hanno reso ancora più scorbutico.
La storia fa un salto avanti, in un mattino di 9 anni dopo, quando Rose sta rifacendo il letto. nota una macchia di sangue sul lenzuolo, probabilmente perso la sera prima dal naso. Norman l'ha colpita in faccia per avergli rovesciato addosso del te freddo. Rose si rende conto che ha subito passivamente gli abusi di Norman per quattordici anni e che, se continua a farlo, lei potrebbe anche lasciarci la pelle. Ma quando Rose si chiede: che succederebbe se Norman non la uccidesse? Come sarebbe lei dopo altri quattordici anni di violenza?
Rose (che misticamente inizia a chiamarsi "Rosie Real", in omaggio ad un album di Carole King) prende quindi la difficile decisione di fuggire da casa, da una città senza nome nel nordest (alcuni riferimenti fanno credere che si tratti di Buffalo, stato di New York) e prende il primo bus diretto fuori città. Dopo l'arrivo a destinazione, nel Midwest (probabilmente Milwaukee), è disorientata e scoraggiata. Fortunatamente viene indirizzata ad una casa famiglia chiamata "Figlie e Sorelle", F&S. Qui, fa subito amicizia e, con l'aiuto del direttore, trova un appartamento ed un lavoro da cameriera d'hotel.
Poche settimane dopo Rose decide di dare in pegno la fede nuziale, ma scopre che è solo una pietra senza valore. Prima di abbandonare il banco dei pegni nota un dipinto raffigurante una donna con un vestito di rose ed inizia subito ad amarlo. Scambia l'anello con la tela, che stranamente non ha la firma dell'autore. Fuori dal negozio uno sconosciuto le chiede di leggere un passaggio di un libro, ed è così impressionato che le offre un lavoro in una ditta che produce libri su musicassetta. Uno dei nuovi colleghi, Bill Steiner,la invita fuori. Sembra che dopo aver sofferto per anni, finalmente ottenga quello che vuole: un gran lavoro, una casa tutta sua ed un uomo che la ama.
Purtroppo, Norman è deciso a punirla per averlo abbandonato. Usando le sue capacità, la trova ed inizia a darle la caccia. Mentre continua ad avvicinarsi a lei (ed inizia a perdere l'autocontrollo), Rose scopre che il nuovo quadro non è normale come sembrava.
Da un lato, la sua immagine si allarga mostrando più cose del mondo raffigurato. Da un altro, Rose scopre che può entrarvi come Alice nel Paese delle Meraviglie. Ed infine, c'e' una donna chiamata Dorcas che somiglia a Wendy Yarrow. Non sapremo mai il vero nome di questa donna per cui verrà chiamata "Rose Madder". King da molti indizi facendo capire che questo mondo sia lo stesso della serie La Torre Nera, molto probabilmente nella città di Lud.
Rose Madder chiede a Rose di salvarle il bambino da un labirinto sotterraneo in cui risiede un mostro chiamato Erinni. Rose lo fa, e Rose Madder promette di ripagarla. Rose torna nel suo mondo e dimentica l'accaduto, ma quando Norman attacca alcuni dei suoi amici del F&S, uccide il direttore, e la segue al suo appartamento, capisce che le serve l'aiuto che le era stato promesso.
Rosie fa uno scherzo a Norman obbligandolo a seguirla nel mondo del quadro, dove incontra una fine violenta e sanguinosa per mano di Rose Madder. Rosie torna nel suo mondo e conduce una vita normale senza più contatti con Rose Madder. Sposa Bill ed ha una figlia, ma scoprirà che la rabbia violenta che caratterizzava Norman e Rose Madder è rinata con lei. In questo momento ricorda che Rose Madder, prevedendo il problema, gli aveva consegnato dei semi magici dicendole "ricorda l'albero". Rosie pianta i semi in segreto vicino al suo lago preferito e scopre che quei semi si trasformano in un meraviglioso albero.
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Prisonmind
Postato il lunedì, 11 febbraio 2008 alle 13:51 - Permalink - Categoria: cinema-libri
Ecco a voi un altro contributo del contenebbia


Creepshow (1982)
Regia: Geroge A. Romero
Interpreti: Hal Holbrook, Adrienne Barbeau, Viveca Lindfors, Fritz Weaver, Leslie Nielsen, E.G. Marshall, Ed Harris, Ted Danson

Il padre del classico ragazzino americano getta nella spazzatura un fumetto dell’orrore; il figlioletto, con la complicità di “Creepy”, sua scheletrica guida nel mondo del Fantastico, rivive cinque macabre storie: il vecchio patriarca di una potente famiglia, ucciso dalla figlio, esce dalla tomba per reclamare la propria torta di compleanno; uno “scemo del villaggio” si tramuta in una specie di cespuglio ambulante dopo aver toccato il liquame fuoriuscito da un meteorite precipitato nella sua fattoria; un marito roso dalla gelosia seppellisce la moglie ed il suo amante fino al collo sulla riva del mare per farli uccidere dall’alta marea; un professore di college progetta di sbarazzarsi della dispotica consorte dandola in pasto ad una belva mostruosa scovata cent’anni prima durante una spedizione al Polo Nord ed inspiegabilmente rimasta in vita; un tirannico vecchietto, ossessionato dall’igiene, tratta la gente come fossero insetti da schiacciare e verrà a sua volta divorato da un’armata di scarafaggi. Finalone con il bimbo che uccide il padre moralista grazie ad una bambola voodoo comprata per corrispondenza.

Noi tutti, svezzati col vomito di Linda Blair ne L’esorcista, cullati dagli agghiaccianti cachinni di Alien, assuefatti ai putridi liquami di Fulci, non possiamo comprendere cosa significasse per un ragazzino degli anni Cinquanta sfogliare un giornaletto Horror.
Facciamo tutti un piccolo sforzo e torniamo a quel periodo, coccolato in quasi tutti i romanzi di King: accarezziamo con la mente gli anni di Chuck Berry e di Little Richard, di Capitan Video e di Terry e i Pirati, ma anche l’epoca di Ultimatum alla terra e di Richard Carlson che cattura migliaia di sporche spie comuniste in I led three lives.
A codesta carrellata di nomi potremmo tranquillamente aggiungere pure quello di William M. Gaines.
Chi è costui? E’ presto detto: Gaines è il padre putativo dei più spietati fumetti mai creati in America; truci incubi da Grand Guignol che tinsero di rosso le edicole (con sommo gaudio dei teen-agers) fino al 1953, o meglio fino alla crociata “anticomics” iniziata da Fredric Wertham col suo polemico libello Seduction of the Innocents che tarpò definitivamente le ali a tale ondata di cartacee efferatezze. Solo oggi possiamo comprendere la portata innovativa insita nell’operazione promulgata da Gaines & C. con albi tipo Crypt of Terror, Vault of Horror, The Haunt of Fear…
Già Leslie Fiedler in quella Bibbia del “post-moderno” che è “Freaks” indica i raccapriccianti fumetti pubblicati dalla “E.C.Comics” (diavolo di un Gaines, chiamare la propria casa editrice Educational Comics!) fra i primi squilli di tromba che preannunziavano la Controcultura e l’estetica Beat.  Poteva forse un ragazzino come King non rimanere folgorato da tali sublimi schifezze: me lo vedi, divorarsi uno di quei giornaletti, con le lenti degli occhiali quasi appannate, magari ascoltando alla radio The Mummy di Bob Mc Fadden & Dor…
Siete tutti d’accordo? Benissimo, allora concediamoci un piccolo salto spazio- temporale: siamo nel 1981 a Bangor, nel Maine. King sta uscendo da una delle esperienze più frustranti della sua vita: Stanley Kubrick ha da poco concluso Shining non senza aver elargito parole sprezzanti sul testo originale. Squisitezze tipo: “Il romanzo è robaccia, ma almeno ha una buona idea di base…”
King, dopo aver buttato nel caminetto la video di Arancia Meccanica, si sente frustrato ed impotente. Ma se Atene piange, Sparta non ride: a Pittsbourgh, infatti, George A. Romero si sta leccando le ferite per il mancato successo del suo adorato Knightriders, bislacco “biker-movie” con suggestioni da Ciclo Bretone.
Ecco da cosa nasce Creepshow: dal bisogno, reciprocamente condiviso, di prendersi una sana vacanza, di smetterla, almeno per un po’, di smontare e rimontare il Grande Sogno Americano per tornare a correre nei campi dell’irrazionale in compagnia dei vecchi spauracchi della propria infanzia.
Da parte sua, Romero ce la mette proprio tutta, abbandonando l’abituale austerità e scegliendo di imbracciare la macchina da presa come fosse un nuovo, eccitantissimo, giocattolo: filtri, dissolvenze, cromatismi esasperati, visioni a schermo multiplo…Nessun trucco vien risparmitato nel tentativo di ricreare la bidimensionalità, volgarmente “pop”, dei giornaletti di William M. Gaines. Prosciugare la carne ed il sangue, svelare le diavolerie del Grande Luna Park dell’Orrore. E’ proprio questo l’aspetto più interessante di “Creepshow” che, visto sotto questa luce, diviene il corrispettivo cinematografico dei barattoli “Brillo” di Andy Warhol. I suoi bidimensionali protagonisti altro non sono che “Vuoti archetipi di un’umanità improbabile per quanto identificabile, perfetti ingranaggi dell’ironia e del gioco delle forme” (Paolo Cherchi Usai in “Segno Cinema” n.11, gennaio 1984).
Confrontatelo col patinato Two Fisted Tales (ditta Zemeckis/Donner/Hill), altro film nato da una costola di Gaines, e scoprirete la sua natura eminentemente ludica, il suo orgoglioso esser balocco rutilante e deliziosamente démodé.
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Prisonmind
Postato il giovedì, 07 febbraio 2008 alle 07:21 - Permalink - Categoria: cinema-libri
Dolores Claiborne (1993) è un romanzo scritto da Stephen King, con un adattamento cinematografico per un film del 1995 L' ULTIMA ECLISSI interpretato da Kathy Bates e Jennifer Jason Leigh.
È scritto in inglese parlato (a volte in dialetto) e raccontato dal protagonista. Stranamente per essere un'opera di King, il libro non ha capitoli, ne' linee bianche o paragrafi; per cui la storia diventa un monologo continuo

All'inizio della storia, Dolores Claiborne è sottoposta ad un interrogatorio della polizia. Sta tentando di spiegare all'agente che non ha ucciso il suo ricco datore di lavoro, un'anziana donna di nome Vera Donovan che ha accudito per anni. Confessa, in ogni caso, l'omicidio del marito, Joe St. George, accaduto circa 30 anni prima. Il romanzo racconta la storia della sua vita, il matrimonio travagliato, e la relazione con Vera Donovan.
A differenza della maggior parte dei lavori di King, questo romanzo contiene pochi elementi soprannaturali. I pochi presenti tentano di creare un legame con un precedente romanzo, Il gioco di Gerald. Nelle successive edizioni del romanzo sarà presente una prefazione che spiega questa relazione.
Il romanzo è stato adattato per un film del 1995 con lo stesso nome e con Kathy Bates nel ruolo principale. Il film differisce dal libro per due aspetti fondamentali. Primo, gli eventi che portano alla morte di Joe occupano molti mesi dell'anno 1975. Nel libro Dolores inizia a ribellarsi a Joe nel 1961, nonostante non lo uccida prima del 1963.
Più importante, il film si preoccupa poco dell'interrogatorio riguardo alla morte di Vera, focalizzandosi principalmente sul rapporto tra Dolores e la figlia Selena. Visto il grande uso di flashback fatto nel film, il ruolo di Selena ha avuto due protagoniste (Jennifer Jason Leigh da adulta e Ellen Muth da quattordicenne). Mentre vengono rivelate scomode verità circa la vita domestica, la difficile relazione madre-figlia diventa sempre più combattiva nel corso del film. Selena ha sospettato per molto tempo la madre, e chiede di sapere la verità. Dolores alla fine la convince che non ha avuto scelta, e che entrambe sono state vittime di Joe St. George: il marito più violento che ha conosciuto in vita sua, nonché il violentatore della figlia Selena.

Citazione:
Qualche volta fare la carogna
è la sola cosa che resta a una donna.
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Prisonmind
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